Ti aspetti “La Bellucci”. E invece trovi Monica. Semplice. Camicia nera, pantaloni neri. Un’ombra di trucco, neppure l’ombra di un gioiello. Niente collane, anelli, orecchini. Solo Monica. Bella. Seduta composta, le gambe unite. Pochi movimenti, se si eccettua la battaglia personale con una ciocca di capelli che non ne vuole sapere di stare dietro all’orecchio. Dopo il tappeto rosso alla Mostra del Cinema di Venezia, l’impegno come madrina alla serata di presentazione della nuova collezione Cartier. Fresca, rilassata. E ti chiedi come faccia a dividersi in due, la mamma e l’attrice, la moglie e la donna pubblica. L’italiana e la francese. Dalla metà di lei che la Francia ci ha rubato vorremmo sapere notizie, pareri, la sua visione del mondo al di là delle Alpi. Lei mette subito le cose in chiaro: di politica non vuol sentire parlare. Niente. Zero. Soprattutto di quella francese. «Faccio l’attrice, no? Parliamo di cinema! E poi sono italiana, vivo in Italia, voto in Italia, quindi…».
Partiamo dal suo ultimo film Un été brulant, di Philippe Garrel. Alla Mostra del cinema di Venezia non ha avuto un’accoglienza particolarmente calda. L’hanno infastidita i commenti e le risatine ironiche in sala?
«Io ho assistito solo alla proiezione la sera con il pubblico, ed è andata benissimo. Però se accetti di fare un film con un regista come Garrel la polemica è normale. È un regista radicale, in Italia direbbero “di nicchia”, uno che si permette di fare quello che vuole. Prendere o lasciare. Per entrare in un universo veramente importante per un’attrice è fondamentale poter spaziare da Matrix a Garrel. E in Francia ci sono state critiche bellissime».
E in Italia?
«Non lo so, non le ho lette».
Si aspettava più rumore per quella scena di nudo integrale?
«Ah, più di così non lo so! Un nudo molto elegante, quasi un quadro. È un momento bello ma che può aver infastidito perché dura molto, forse un po’ più del dovuto. Ha creato molto scompiglio. Ma è tipico di Garrel».
Cosa c’è nel cinema italiano che non va?
«Ogni paese ha il suo tipo di cinema. Il problema italiano è più economico che politico: si fanno pochi film. Così la qualità è difficile da trovare. Però, a parte i Tornatore, i Marco Tullio Giordana e i grandi che conosciamo, sono nati comunque registi come Sorrentino, Garrone, Guadagnino, Crialese. Vuol dire che talento ce n’è».
Augurerebbe a sua figlia di fare l’attrice, un giorno?
«Auguro alle mie figlie di trovare una passione. Avere una passione è il più bel regalo che la vita ti può fare. La gente che vive la vita passivamente è di una tristezza pazzesca».
A proposito, ora dove sono? Con papà? O con la baby sitter?
«No, no. Col papà».
Sembra un padre perfetto.
(Ride…) «Eh be’ si! È molto presente».
L’ha aiutata il fatto di essere mamma sul set o è meglio lavorare con la testa sgombra?
«Quando ho fatto questo film avevo partorito da un mese e mezzo. Era un momento particolare della mia vita in cui ero molto fragile. Allattavo ogni due ore sul set. Il mio ruolo, invece, era l’opposto: quello di una donna molto sicura che sta sempre al centro dell’attenzione. La realtà, invece, era una donna che dormiva due ore a notte. A me è piaciuta questa cosa. Il rapporto tra quello che fai sul set e la realtà di tutti i giorni».
Cosa le piace più della maternità?
«Tutto. È la mia natura: mi piace essere incinta, mi piace allattare, m piace prendermi il mio tempo. Ci metto molto a ritornare in forma, anche un anno. Non ho nessuna fretta».
E delle sue figlie?
«Tutto. Del resto ogni scarrafone è bello a mamma sua. Sono le colonne portanti della mia vita».
Qual è la prima cosa che fa quando si sveglia? Corre a vederle?
«Corro a vederle? Una dorme con me! Quella piccola, fissa. E quella grande anche, ogni tanto.Adoro dormire con loro. Anche perché mi dicono che tra un po’ se ne andranno. Se sono come me a quattordici anni sono già fuori di casa. Me li voglio proprio godere questi anni con loro».
E il papà cosa dice di questo? Lacrime?
«Lacrime. Lacrime di sangue! Però da una parte sono triste, dall’altra penso sia meraviglioso. Voglio due bambine che hanno bisogno della mamma e due adulte che non ne hanno più bisogno».
L’ultimo pensiero prima di andare a dormire? Sempre loro?
«Ma certo. Le addormento io. Anche la grande. Tutte le sere».
Direi che le ha un po’ viziate.
«Molto. Sono viziate d’amore. L’affetto non è mai abbastanza. Ogni bambino ha diritto a questo. Il problema è solo avere il tempo».
Passiamo alle note dolenti. Segue la campagna elettorale per le elezioni francesi? C’è stato un primo confronto televisivo tra i socialisti. Si sono ritrovati, da avversari Ségolène Royal e Francois Hollande dopo la rottura di un rapporto durato 25 anni. Ha seguito il dibattito? È una vicenda che la appassiona o non gliene importa nulla?
«No è interessante. In Francia il rapporto tra Governo e popolo è diverso. E poi c’è ancora un differenza tra cultura per l’intrattenimento e cultura per sé. In Italia ho l’impressione che sia tutto un minestrone. La televisione ha lobotomizzato la gente».
Quando sente la parola “presidente” le viene in mente Sarkozy o Napolitano?
«Non puoi fare il paragone perché in Francia il presidente ha una funzione che in Italia ha il presidente del Consiglio e non Napolitano».
Giusta bacchettata. Ma insomma, a chi pensa?
(Sorriso di circostanza) «Dipende in che paese sono».
Risposta diplomatica. Ma secondo lei i francesi sono più politicamente coinvolti di noi?
(Comincia ad alzare gli occhi al cielo) «In Francia la gente ha una coscienza sociale e politica che è ancora forte. Mentre in Italia ho l’impressione che la gente abbia perso fiducia nelle istituzioni. È completamente confusa. È come un paese lasciato alla deriva».
Le hanno dato fastidio le foto di Cameron e Sarkozy accolti in Libia come eroi mentre noi, che pure abbiamo partecipato alla guerra, eravamo assenti?
(Comincia a sbuffare. Lo sguardo è eloquente: “Ma non si era detto niente politica?”) «Più che guardare alla colonizzazione esterna, in questo momento mi concentrerei più sui problemi interni: mentre in Francia tanti stranieri che sono arrivati nel paese si sono integrati, in Italia siamo ignoranti. Le diverse etnie da noi non sono integrate».
Ha rapporti con Carla Bruni? Le è simpatica, antipatica?
(Sbuffa decisamente) «Non mi fare domande da parrucchiere, dai!».
Si, ma quando la vede in tv cosa pensa? Da mamma a mamma…
(Gli occhi cominciano a lanciare saette) «Ho molto rispetto per lei. Una donna molto intelligente con un senso dell’umorismo incredibile».
L’ex moglie di Sarkozy, invece, Cecilia, ha aperto un blog su interne e le beghe della coppia vengono sbandierate in lungo e in largo.
(Altre saette) «Mai vista né conosciuta.«Mi parlano tutti benissimo di lei, ma io non la conosco».
È una pratica che le piace, lo farebbe?
«Per quanto mi riguarda non ci ho mai pensato. Uso internet solo per le informazioni che mi servono. Non ho Facebook. Le persone che conosco mi bastano e mi avanzano. Non vado a leggere cosa si dice di me perché mi annoia. Per quelle cose serve un sacco di tempo. E io non ce l’ho».
L’ultima: che idea si è fatta sulla vicenda Strauss-Kahn? Mostro o montatura?
(Sbotta, a metà tra il serio e lo scherzoso) «Ti prego, usciamo dalla parrucchierìa. Cosa vogliamo dire che non è già stato detto? Rischiamo solo di ripeterci».
Torniamo al cinema, allora. Si è mai chiesta come sarebbe la sua vita se fosse nata a Los Angeles?
«Io sono molto contenta di essere italiana e di essere europea, di fare cinema europeo. Il mondo di Los Angeles ha delle leggi molto più dure che in Europa. Concorrenza molto più forte. A una certa età malgrado il talento negli Usa è molto più difficile lavorare. Dopo una certa età non hai scampo».
Se le offrissero la parte di una politica (arriva subito un’occhiataccia), la farebbe? E chi le piacerebbe impersonare?
«A me piace tutto. E con i film che creano la polemica ci vado a nozze. Quindi ben vengano i film che fanno discutere, nel bene e nel male. Dipenderebbe molto dal regista».
Ce n’è qualcuno in particolare?
«Devo ancora vedere il film che ho fatto con Bahman Ghobadi, questo regista iraniano che ha vinto a Cannes con I gatti persiani. Quando avrò visto quel film saprò qual è il mio prossimo step».
E il prossimo step nella vita?
«Salute! Salute! Salute!». E un altro figlio? «No. Non bisogna giocare con la fortuna».
Tempo scaduto, gli impegni premono, ci fanno cenno che l’intervista è finita. “Certo, avrei tante domande sulla politica italiana, in realtà…”
(Stavolta ride) «No, ti prego! La politica fatta così diventa solo chiacchiericcio. Non è politica. È come quando parli dal parrucchiere. Magari fa vendere. Ma non me ne frega niente»
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